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Juventus, Sarri: l’importanza della gavetta per arrivare alla vittoria

Il tecnico toscano non ha finora vinto nessun trofeo in Italia tra i professionisti, la Coppa Italia potrebbe permettergli di sfatare questo tabù

Il 17 giugno verrà assegnato il primo titolo della stagione 2019/20. Sarà la prima volta che in Italia la vincitrice di un trofeo, alzerà la coppa in uno stadio completamente vuoto. Niente giro di campo per festeggiare con i tifosi, solo foto di rito e poi tutti negli spogliatoi.

Durante la conferenza stampa prima della finale – svolta dopo tre mesi nella sala stampa dello Stadium – Maurizio Sarri si è molto arrabbiato per l’etichetta che gli è stata cucita addosso di allenatore non vincente: “Mi girano i c……. quando si dice che io in Italia non ho vinto niente”. Soffermandosi anche sulla sua lunga gavetta nelle serie inferiori: “Ho fatto tutte le promozioni sul campo senza saltare nessuna categoria. È un percorso difficile andare a prendere le promozioni nelle categorie inferiori.

Il Sarrismo come elaborazione di un’idea nel tempo

Effettivamente la carriera di Sarri prima di arrivare in Serie A e mostrarsi al grande calcio è stata lunga. Il suo esordio nel massimo campionato italiano avviene solo nella stagione 2014/15 con l’Empoli. Però la sua carriera da allenatore inizia nel 1990/91 con lo Stia, società di Seconda Categoria, allenando quindi in tutte le categorie del calcio italiano.

La sua idea di gioco, il Sarrismo, nasce e cresce insieme a lui. Col tempo impara quali cose mantenere e quali cambiare per affinare lo stile di gioco delle sue squadre. Difficilmente un allenatore partito così dal basso riesce ad arrivare ai livelli di Maurizio Sarri. Le promozioni ottenute sui polverosi campi di provincia, valgono quasi quanto uno scudetto, sicuramente almeno quanto una Coppa Italia.

Il rapporto di Sarri con le finali

Nel calcio professionistico, Sarri ha disputato finora quattro finali: tre sconfitte e una vittoria. L’unico trofeo portato a casa è l’Europa League, vinta col Chelsea nella stagione 2018/19. Il 29 maggio 2019 allo Stadio Olimpico di Baku – sarà Olimpico anche stavolta – ha battuto, in un derby tutto londinese, i connazionale dell’Arsenal per 4-1.

Delle tre sconfitte, due sono state sempre alla guida dei blues: ha perso la Community Shield 2018 – proprio alla prima uscita alla guida del Chelsea – contro il Manchester City di Guardiola, ed è stato sconfitto in finale di FA Cup 2019 dopo i calci di rigore sempre dai Citizens. La terza è più recente e risale allo scorso 22 dicembre nella Supercoppa Italiana, con la sconfitta 3-1 per mano della Lazio di Inzaghi.

Questa volta ha dalla sua parte il “cannibale” Ronaldo

Alla base del sarrismo c’era la regola dell’uguaglianza dei calciatori, la loro valutazione doveva essere effettuata in base alle prestazioni che fornivano giornalmente nel corso degli allenamenti e non per il nome. Questa regola è stata rivista ed archiviata dal tecnico toscano in funzione di Cristiano Ronaldo. Riconoscendo effettivamente che il portoghese è un giocatore al di sopra degli altri.

Ronaldo nella sua carriera ha conquistato 30 titoli, con la maglia di tre squadre diverse. Ha giocato 19 finali andando per 19 volte a segno. Con la sconfitta contro la Lazio nella Supercoppa Italiana 2019, ha spezzato una serie di 11 finali vinte consecutivamente. Il portoghese non ha mai perso due finali consecutive. Difficilmente sbaglia quando c’è una coppa di mezzo, e nonostante la prestazione opaca contro il Milan, c’è da scommettere che metterà tutto quello che ha in campo per vincere il 31° trofeo ed aiutare Sarri a togliersi di dosso la scomoda etichetta.

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