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Leggende bianconere

Leggende bianconere: Gaetano Scirea, leader silenzioso

Era il 3 settembre 1989, quando in un tragico incidente d’auto muore Gaetano Scirea, il “leader con il saio”. Stava continuando a dare tutto sè stesso per la Juventus

Lui non avrebbe voluto essere lì. Sia Dino Zoff, in quel momento allenatore della Juventus, che il suo secondo Gaetano Scirea pensano che non sia necessario tornare in Polonia per la seconda volta. Alla fine, il Gornik Zabrze che avrebbero dovuto affrontare in Coppa UEFA era una squadra modesta. Certo, stava dominando il proprio campionato, ma il polacco Zbigniew Boniek dirà: “Bastava chiedessero a me, la differenza tecnica tra le due squadre era davvero grande“. Però Giampiero Boniperti, presidente della Juventus, è irremovibile: bisogna che Scirea vada a vederli giocare in trasferta, per carpirne i segreti. E Gaetano ci va, sempre ligio al dovere, sempre pronto a fare gli interessi della Juventus. Non sa che quello sarà il suo ultimo viaggio.

Gaetano Scirea: la storia

Scirea nasce a Cernusco sul Naviglio il 25 maggio 1953, da due operai della Pirelli. Cresce nel mito dell’Inter di Helenio Herrera, la squadra per cui faceva il tifo anche il padre Stefano, e giocando sotto casa con il pallone. Gaetano, soprannominato Gai, si dimostra fin da subito stregato dal gioco del calcio e si allena tutti i giorni per migliorare il suo controllo palla. Un giorno lo nota Giovanni Crimella, poco più grande di lui, che allena una squadra di calcio a sette di Cinisello Balsamo, la Serenissima, dove gioca anche il fratello di Gaetano, Paolo Scirea. Dopo circa quattro anni, Crimella è sempre più convinto che Gaetano abbia qualcosa in più degli altri, anche se all’epoca gioca come punta. Lo porta prima ad un provino con l’Inter, dove non fa una buona impressione per il fisico gracile e soprattutto perché è la sua prima esperienza in assoluto in un campo a 11, ma la svolta arriva al secondo provino, con l’Atalanta. Anche lì storcono un po’ il naso a causa del fisico ancora acerbo di Scirea, ma si fanno convincere dalle sue qualità e nel 1967 il giovane Gaetano entra nelle giovanili della Dea.

Schierato inizialmente come ala destra, nonostante la prolificità viene arretrato prima a centrocampo, per sfruttare al meglio la sua grande visione di gioco, e poi ancora più indietro, nel ruolo di libero. Ed è proprio nel ruolo che lo contraddistinguerà per tutta la carriera che il 24 settembre 1972 Scirea esordisce in Serie A, sostituendo l’infortunato Savoia nella partita in trasferta contro il Cagliari di Gigi Riva. Gaetano impressiona subito per la sicurezza con cui riveste il ruolo che ha cominciato a ricoprire da poco e pare che lo stesso Rombo di Tuono sia rimasto colpito dalle doti del ragazzino – lombardo come lui – che lo aveva annullato in quello 0 a 0. Progressivamente conquista i galloni da titolare, ma la stagione dell’Atalanta è sfortunata e retrocede in B a causa della differenza reti sfavorevole.

Nell’anno in cadetteria Scirea si mette in mostra: il 27 marzo 1974 trova il primo gol in Coppa Italia, proprio contro la “sua” Inter, e a maggio invece va a segno nella sconfitta contro il Brindisi. Quel che è più importante, però, è che disputa tutte le partite del campionato, sfornando prestazioni che nella maggior parte dei casi vengono premiate con pagelle da 8 da parte dei giornali sportivi: non proprio una consuetudine, per un giocatore di Serie B. Le sue prestazioni attirano l’attenzione della Juventus che, nel giugno del 1974, lo porta a Torino per 700 milioni di lire più la comproprietà di Musiello e i cartellini di Mastropasqua e Marchetti. Dall’arrivo in bianconero, nella sua vita non ci saranno altri colori. Oltre, ovviamente, all’azzurro della Nazionale, dove esordirà un anno più tardi, nel 1975.

La formazione piemontese era alla ricerca di un sostituto all’altezza del libero Sandro Salvadore, prossimo al ritiro, e il giovane Scirea sembra il più adatto: inserito in una difesa di sicuro affidamento composta da Antonello Cuccureddu, Claudio Gentile, Luciano Spinosi e Francesco Morini, il ventunenne si ambienta subito e gioca 28 delle 30 partite della stagione 1974/75, divenendo stabilmente titolare e vincendo il suo primo campionato, che per i bianconeri è il sedicesimo. Trova il primo gol in bianconero sempre contro l’Inter, nella sfida di Coppa Italia vinta 6 a 2 del 19 giugno 1975.

Dopo una stagione avara di soddisfazioni, è tra i protagonisti dell’annata che porta nella bacheca della Juventus sia lo scudetto 1976/77 che la Coppa UEFA. Il campionato viene conquistato con 51 punti, all’epoca un record per un torneo a 16 squadre con 2 punti a vittoria, dopo un serrato testa a testa durato per tutto il torneo contro i rivali cittadini del Torino, che avevano trionfato l’anno prima e che terminano il campionato a un solo punto di distanza dalla Juventus. La Coppa UEFA, invece, arriva dopo la durissima doppia finale contro gli spagnoli dell’Athletic Bilbao ed è la prima competizione internazionale vinta dalla Juventus. Gaetano quell’anno trova sia il primo gol in Coppa UEFA, contro il Manchester City (molto lontano dai fasti moderni), poi il primo in Serie A contro il Catanzaro.

Scirea interpreta il ruolo di libero in maniera rivoluzionaria per l’epoca, probabilmente a causa dei suoi trascorsi giovanili. Una volta recuperato il pallone, infatti, il suo spiccato senso tattico lo porta a ribaltare il gioco ogniqualvolta ne intravede la possibilità, assumendosi in prima persona il compito di impostare l’azione. Elegante, moderno, con movenze alla Beckenbauer: grazie all’attenta direzione della difesa e all’appoggio a centrocampisti e attaccanti, Mario Sconcerti lo ha definito come “un trequartista nella sua area di rigore“, che dopo aver negato il gol agli avversari va alla ricerca di quello per la sua squadra. A fine carriera saranno 34 le reti con la maglia della Juventus in tutte le competizioni, tra i quali spiccano le cinque in campionato della stagione 1981/82.

È la stagione in cui Scirea fa doppietta nel derby di Torino e contribuisce alla vittoria del ventesimo scudetto della storia bianconera, quello della seconda stella. La Coppa Italia messa in bacheca nel 1982/83 apre alla Juventus le porte della successiva Coppa delle Coppe, in cui i bianconeri trionfano contro il Porto per 2-1 nella finale di Basilea del 16 maggio 1984. Quella diventa la seconda accoppiata per il club italiano e per Scirea, che vince anche il campionato 1983/84, il sesto per lui e il ventunesimo per la società. Sul piano personale, con il declino di Beppe Furino, dall’estate del 1983 Scirea diventa il capitano dei bianconeri.

Il 1985 è invece l’anno della Coppa dei Campioni, che i bianconeri conquistano nella tragica finale di Bruxelles all’Heysel contro gli inglesi del Liverpool, già battuti nel gennaio precedente nella Supercoppa UEFA. È un duro colpo per Gaetano, che confida alla moglie che il suo sogno sarebbe quello di vincere un’altra Coppa dei Campioni per dedicarla ai 39 morti dell’Heysel. Anche perchè lui, come tutti i suoi compagni, non sentirà mai di aver vinto veramente quella Coppa, arrivata con un rigore inesistente in un clima irreale. A fine anno la Juventus vince a Tokyo contro i campioni sudamericani dell’Argentinos Juniors, con Scirea che solleva anche la Coppa Intercontinentale.

Nella stagione 1987/88, all’età di 35 anni e dopo aver messo insieme soltanto sei presenze in campionato (condite comunque dal gol alla Sampdoria), Gaetano Scirea lascia il calcio giocato. Nelle sue 554 presenze con la maglia della Juventus in tutte le competizioni, non è mai stato espulso, ma ha sempre messo in campo correttezza e signorilità, che fanno di lui uno dei più grandi liberi della storia italiana.

Dopo il ritiro, consegue il brevetto di allenatore nell’estate del 1988 e, su esplicita richiesta di Dino Zoff, viene nominato dall’allora presidente Giampiero Boniperti, allenatore in seconda della Juventus. Giovanni Trapattoni, con cui ha sempre avuto un forte legame di amicizia e che l’ha definito “leader in saio”, appena saputo del patentino di allenatore, fa dono al suo ex giocatore dei propri appunti di lavoro. Tuttavia Scirea svolge l’incarico di responsabile tecnico in seconda solo per un anno, fino al tragico incidente automobilistico in Polonia del 3 settembre 1989.

Mentre Gaetano sta raggiungendo Varsavia dopo aver osservato il Gornik, per prendere l’aereo che l’avrebbe riportato a Torino, l’autista locale della Fiat 125 su cui viaggia è inquieto. Hanno fatto benzina poco prima, riempendo anche quattro taniche di benzina che sono nel bagagliaio in caso di necessità, ma da quel momento il traffico scorre lento, spesso a corsie alternate. A un certo punto l’autista tenta un sorpasso azzardato nei pressi di Babsk e, nel farlo, urta un pulmino che sopraggiunge in senso opposto. L’incidente sarebbe cosa da niente, se non fosse per la Fiat 126 che tampona la vettura su cui viaggia Scirea. Le taniche di scorta prendono fuoco e Gaetano muore nel rogo che ne consegue. L’incidente, avvenuto la domenica pomeriggio, viene comunicato in Italia la sera stessa dalla voce di Sandro Ciotti, alla Domenica Sportiva. Lo sgomento, in tutta Italia e tra gli ospiti in studio – tra cui vi è l’ex compagno di Scirea, Marco Tardelli – è grande. Così grande che, soltanto una settimana dopo dalla scomparsa del figlio, morirà anche Stefano Scirea, afflitto da una grave cardiopatia.

La Juventus poi vincerà quella Coppa UEFA per cui Gaetano era arrivato fino in Polonia, dedicando il trofeo alla memoria del capitano bianconero, che riposa nel cimitero di Morsasco, il comune d’origine della moglie Mariella.

Gaetano Scirea: il palmarès

Scirea con la maglia della Juventus è diventato il primo calciatore in assoluto, insieme al compagno Antonio Cabrini, a vincere tutte le competizioni calcistiche ufficiali per club, contribuendo allo stesso tempo a rendere quella dei bianconeri la prima squadra a poter esibire in bacheca tutti i trofei UEFA.

7 campionati italiani

2 Coppe Italia

1 Coppa dei Campioni

1 Coppa delle Coppe

1 Coppa UEFA

1 Supercoppa UEFA

1 Coppa Intercontinentale

Con la Nazionale, poi, ha conquistato la Coppa del Mondo del 1982.

Gaetano Scirea: la carriera in Nazionale

Scirea esordisce in con la Nazionale il 30 dicembre 1975, all’età di 22 anni, nella partita amichevole contro la Grecia, vinta per 3 a 2, durante la gestione di Enzo Bearzot e Fulvio Bernardini. Il suo primo gol in azzurro arriva il 19 aprile 1980 in un’altra amichevole, pareggiata per 2 a 2 contro la Polonia. Sotto la guida tecnica del solo Bearzot, prende parte prima al Mondiale ’78 in Argentina – dove l’Italia si classifica quarta – e poi all’Europeo 1980 organizzato in Italia, con gli Azzurri che arrivano ancora quarti.

Il grande successo è quello del Mondiale spagnolo del 1982, vinto in finale contro la Germania Ovest per 3 a 1, con il gol di Tardelli propiziato proprio da un assist di Scirea. Infine, da capitano della squadra, partecipa al campionato del mondo 1986 in Messico, che a 33 anni segna anche la fine della sua carriera azzurra, in coincidenza con l’eliminazione agli ottavi di finale contro la Francia per 2 a 0 il 17 giugno 1986. Lascia così la maglia numero 6, che sarà ricoperta poi con alterne vicende dallo storico capitano milanista Franco Baresi. In Nazionale Scirea totalizza complessivamente 78 presenze – 10 delle quali da capitano – e due gol.

Gaetano Scirea: alcune curiosità

A lungo primatista di presenze con la maglia della Juventus in competizioni ufficiali, Scirea (552) si trova al terzo posto, dietro Alessandro del Piero (705) e Gianluigi Buffon, con 667 presenze.

Gaetano Scirea è stato inserito nella Hall of Fame del calcio italiano nel 2011, mentre nello stesso anno la Juventus gli ha dedicato una delle cinquanta stelle commemorative presenti nella Walk of Fame dello Juventus Stadium. Il 21 novembre 2012, su richiesta della stessa società juventina, il capoluogo piemontese ha inoltre ribattezzato Corso Gaetano Scirea (ex Corso Grande Torino) il viale che scorre di fronte all’ingresso principale dello Stadium. Nel 2017 è stato insignito del Collare d’oro al Merito Sportivo. Non ha mai ricevuto un cartellino rosso.

Nonostante i suoi grandi successi, l’orgoglio di Gaetano Scirea, capitano silenzioso e carismatico, non è però legato ad un trofeo conquistato in campo. Nell’estate del 1987, infatti, all’età di 34 anni, consegue il diploma all’istituto magistrale Regina Margherita di Torino sostenendo, in una lettera inviata quell’anno dal ritiro di Villar Perosa alla moglie Mariella, di aver realizzato un sogno nel cassetto, rendendo felice anche papà Stefano.

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